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  • Gianluca Danieli

Recensione di "Lupin III vs Occhi di Gatto" (2023)

Regia di Kobun Shizuno & Hiroyuki Seshita

Titolo originale: “Lupin III vs Cat’s Eye

Un’esclusiva Amazon Prime Video.

Una produzione TMS Entertainment

Lupin III - creato da Monkey Punch

Occhi di Gatto - creato da Tsukasa Hojo


tre gatte-ladre, un lupo e un tesoro nascosto



Tre quadri perduti, un tesoro misterioso, un ladro dietro ogni angolo.


Arsenio Lupin III e gang sono in gara a chi ruberà prima il malloppo. Contro di lui, ci sono le Occhi di Gatto (e un cattivo di turno di poca importanza). Un cross over tanto atteso dai fan di entrambe le bande, il cui risultato lascia a desiderare.


Per quanto sensato, è un po’ paradossale che un personaggio come Lupin III, originariamente un fumetto giapponese di ispirazione profondamente occidentale, venga messo contro Occhi di Gatto, il cui creatore, Tsukasa Hojo, pare sia stato tra i primi oppositori all’“occidentalizzazione” dei manga(*). Tuttavia, nessuna di queste complesse dinamiche viene esplorata qui.


Il potenziale per un duello epico fra le due bande, ricco di momenti intensi ma anche comici, c’era tutto. Ma il potenziale non viene sfruttato appieno.


La trama segue l’ormai iper-classica formula della stragrande maggioranza dei lungometraggi di Lupin III (più che di Occhi di Gatti) offrendo poco di nuovo, a parte il nuovo stile grafico in cell-shading. C’è poco o nulla di cui parlare sulla trama; molto di più sull’animazione.


Parliamo dunque dell’animazione:


Il precedente film Lupin III: The First (2019) aveva già introdotto il personaggio all’animazione in computer grafica fotorealistica, creando dei personaggi ben fatti, anche espressivi, che si muovevano non sempre con ritmo, ma con fluidità. L’animazione in cell-shading, d’altro canto, utilizza un sistema NON-fotorealistico, incorniciando personaggi tridimensionali con netti contorni, come fossero disegnati a mano.


Il problema con questo metodo, in questo film, è che non ne vengono sfruttate le caratteristiche che la contraddistinguono. Le scenografie sono digitali a loro volta e i personaggi si muovono in esse attraverso un set di inquadrature semi-statiche, al punto che tanto valeva ricorrere all’animazione classica. Il potenziale era comparso brevemente in un paio di frenetiche inquadrature in cui la telecamera seguiva le agili gatte-ladre su di un treno mentre schivavano proiettili danzando (con i tacchi).


L’espressività dei personaggi va e viene, ma per la maggior parte è presente. Anzi, in termini di design, lo stile delle tre Gatte le distingue bene. Nel precedente cross-over di Occhi di Gatto con City Hunter. le fisionomie erano identiche, non solo fra le protagoniste. Passi avere le tre gatte col volto identico, d’altro canto, da sorelle, condividono il patrimonio genetico. Ma avere lo stesso volto anche per altri personaggi femminili era un pesante difetto d’animazione. In quest’ultimo film, invece, a tutti i personaggi è concesso un volto distinto e un diverso set di espressioni facciali, seppur minimaliste.


A proposito dell’espressività minimalista, ecco un’altra pecca; non tanto d’animazione. Lupin III ha affascinato per anni il pubblico col suo giocoso, spesso infantile modo di vivere il pericolo. Ma in questa interpretazione del personaggio, qualcuno si è dimenticato di renderlo divertente, lasciandolo diventare troppo serio. La ridotta espressività del personaggio – un tempo così elastica, sorridente, fuori dalle righe, ma sempre in grado di tirare fuori un’espressione drammatica – non ritengo sia un difetto dovuto al nuovo metodo d’animazione, bensì alla difettata caratterizzazione del personaggio.


L’unico barlume di allegria nasce dall’attrito del duo dell’ispettore Zenigata (che insegue Lupin) e dell’ispettore Matthew Isman (che insegue le Gatte). Due detective al disperato inseguimento di figure inafferrabili, costretti a unire le forze. Ma anche qui, il potenziale viene lasciato lì. La battuta più ricorrente è di Zenigata che continua a sbagliare il nome di Isman. Non era divertente la prima volta, e di certo non era divertente la decima.


Per i fan, un film da non perdere. Per i novizi, meglio scoprire personaggi attraverso i classici. Tanto, la trama è più o meno la stessa.


_________________

(*) NOTA: La presunta opposizione di Tsukasa Hojo verso l'occidentalizzazione dei manga è soggetta a dibattito; poiché non è mi stato al momento possibile risalire alla fonte diretta che lo sosterrebbe, e al contempo, in un'altra intervista, egli ha sostenuto che i suoi commenti al riguardo (nel contesto del dibattito) potrebbero essere stati tradotti erroneamente dal giapponese.

Inoltre, seppur assolutamente giapponesi, il suo lavoro in "Occhi di Gatto" presenta diverse caratteristiche occidentali, specialmente in termini di realismo, seppur alternato con un umorismo visivo e tematico tipicamente nipponico.




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