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  • Gianluca Danieli

Recensione di "LE PETIT PIAF" (2021/2023)

una fiaba piccola, carina e senza pretese


Film francese (visionato in anteprima, prima dell'uscita in Italia, in lingua originale, sottotitolato)

in collaborazione con l’Occhio del Cineasta


Regia di Gérard Jugnot

Titolo inglese: “The Island Bird

con: Marc Lavoine e Soan Arhimann



(Film visionato in anteprima grazie alla collaborazione con "L'Occhio del Cineasta". Sulla stessa piattaforma è pubblicata una versione ritoccata della stessa recensione, modificata per rispettare i parametri di impersonalità )


C’era una volta, da qualche parte nell’isola di Réunion”…

…un ragazzino che sognava di cantare, ed era anche bravo. Ma che si lasciava sempre prendere dall’ansia.


Le Petit Piaf”, traducibile con “Il Piccolo Passero” o “Il Passerotto”, è una piccola, tranquilla fiaba di formazione, ambientata nell’isola della Riunione. Un luogo che, pur essendo regione d’oltremare della Francia, costituisce un piccolo mondo a sé stante. Da qui, il piccolo Nelson (Soan Arhimann), cerca di spiccare il volo attraverso le sue doti canore, trattenute dalla sua timidezza e da una madre disapprovante.


I suoi amici Mia e Zidan, due monelli di strada che tirano avanti con furtarelli e vendendo bigné piccanti di loro produzione, tormentano un famoso cantante (Marc Lavoine) – venuto fin lì da Parigi per trovare un po’ di pace – supplicandolo di fare da mentore al protagonista.


Una storia semplice, carina, senza troppe pretese, e senza troppe sorprese, talvolta elevata dall’esotico circolo di personaggi secondari che popolano l’isola.


“Gli antenati dicevano: ‘Tu sei perché noi siamo.’ Vale a dire che da solo tu non esisti” narra la nonna, guaritrice di vecchio stampo, specializzata in incensi e zampe di gallina dai poteri curativi. E lei è solo una delle macchiette che riempiono di colore il film. C’è un direttore d’albergo imbranato, un tassista filosofo e spericolato, e l’amichetto chef e kleptomane.


Il piccolo protagonista resta impresso più per le sue innegabili doti canore che per il suo viaggio nella trama. È un peccato che dei personaggi secondari così notevoli rubino la scena al protagonista, ma che le loro storie vengano perlopiù lasciate all’immaginazione dello spettatore.


Quel bambino che va a scuola, con una madre con un lavoro umile ma dignitoso, come è diventato così amico dei due orfani senzatetto? Come hanno stretto un’amicizia così affiatata?


Nonostante tutti i personaggi memorabili che si intrecciano intorno alla vita del protagonista, il prodotto finale si rivela leggermente inferiore alla somma di tutte le sue grandi parti.


In conclusione: una piccola storia, su una piccola isola, con un piccolo protagonista, con dei grandi personaggi secondari, ed eccellenti performance canore.


Che altro dire?


Buona serata. Ah. E ricordate: quando preparate i bigné, andateci piano col peperoncino.




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