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  • Gianluca Danieli

RECENSIONE DI "Inside Job" PARTE 1 (Netflix, 2021-present)

Creato da Shion Takeuchi - "TUTTO QUELLO CHE CREDEVATE DI SAPERE È UNA MENZOGNA"


Avete presente quell’ubriacone che ogni tanto inveisce davanti alla Casa Bianca, dicendo che il governo ci manipola la mente con messaggi subliminali, degli uomini-lucertola sotto sembianze umane sono al potere, il presidente è un burattino nelle mani di un’oscura società-ombra, Elvis ha inscenato la propria morte, lo sbarco sulla luna è una menzogna e che la terra è piatta?


Immaginate, per un attimo, che buona parte di tutto ciò sia vero.


Eccovi “Inside Job”.


Descritta così, sembra molto macabra e, in effetti, a tratti lo è. Per la maggior parte si tratta però di una pazzesca, comica serie animata per adulti che satirizza giocosamente ogni teoria complottistica che sia mai passata per internet, con un abbondante pizzico di cinico umorismo nero. Il tutto unito dal sempre più popolare format della sitcom in un ambiente di lavoro.


A controllare il mondo, la società, le nostre vite, troviamo una serie di simpatici personaggi che, per quanto potenti, spesso mancano di professionalità e commettono gaffe colossali… il ché, a pensarci, spiegherebbe tante di quelle cose. Tra gli altri, c’è un soldato parte uomo parte delfino per il quale la violenza è la risposta a tutto. C’è un “dottore” che ha inventato più malattie che cure. Poi, a capo di tutti, c’è Reagan Ridley (Lizzy Caplan), un genio della robotica che deve fare i conti con le proprie scarse abilità sociali, con estrema riluttanza (ah, quanto la capisco).


L’ambiente lavorativo, nonostante i coloriti esseri che lo riempiono e le cose assurde che accadono, è sorprendentemente famigliare. Tra bisticci fra colleghi, l’ansia da taglio di personale, l’ufficio risorse umane, il padre invadente che va a trovare la figlia sul lavoro e così via, non è difficile immedesimarsi e, nonostante tutto quel che fanno, tifare per i personaggi.


Coloro che credono davvero alle sopracitate cospirazioni, a guardare questa serie, si sentiranno probabilmente più ridicolizzati che validati. Pertanto, forse a loro non la consiglierei. Per tutti gli altri, la vivacità dell’animazione, le performance vocali energeticamente umoristiche, le situazioni esageratamente fuori dalle righe fanno quasi dimenticare la macabra premessa che pervade la trama, offrendo allo spettatore un bel po’ di svago e divertimento.


Questa è una di quelle serie, ormai caratteristiche dell’era delle piattaforme streaming, che premia le molteplici visioni degli stessi episodi. Fa scoprire allo spettatore attento sempre più gag visive che ci erano sfuggiti la prima volta, magari semi-nascoste in un angolino sullo sfondo, o appena visibile per mezzo secondo. Per me, è stato un piacere riguardarmi alcuni episodi anche fino a tre volte.


C’è solo una piccola pecca.


Normalmente, il punto forte delle sitcom (o commedie più in generale) ambientate in un contesto lavorativo, che si tratti del reparto contabilità o dell’ufficio dominio mondiale, sono le INTERAZIONI e le DINAMICHE fra i protagonisti. I personaggi sopracitati, presi singolarmente, possono essere spassosi. La commedia, però, nasce più dalle loro singole, individuali battute che dalle interazioni fra colleghi o le frizioni fra le loro personalità. Ogni tanto, queste dinamiche si sviluppano almeno un po’, soprattutto nell’episodio 4 (“Sex Machina”), nel quale tutti (ma proprio TUTTI) in ufficio dicono la loro opinione sulla vita amorosa della protagonista, Reagan. È un peccato che dinamiche come queste non fossero esplorate di più.


Tuttavia, “Inside Job” rimane una solida dose di animato intrattenimento e, personalmente, non vedo l’ora che ci diano la seconda parte. Spero solo lo facciano prima che il governo-ombra si accorga di quante cose so e faccia sparire anche me.



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