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  • Gianluca Danieli

Recensione di "LE VOCI SOLE" (2022)

Regia di Andrea Brusa e Marco Scotuzzi, Film Drammatico Indipendente - UN FILM GELIDO E ROVENTE ALLO STESSO TEMPO

(Questo articolo è stato pubblicato, in versione leggermente ritoccata, anche sulla piattaforma



A causa di un virus non-specificato, un padre di famiglia (‘Giovanni’) è costretto a trasferirsi dall’Italia alla fredda Polonia per lavorare. Si tiene in contatto con moglie e figlio con lunghe videochiamate. Lei (‘Rita’) si fa aiutare dal figlio a inviargli video su come cucinarsi dei cibi italiani come si deve. Tuttavia, non essendo il figlio tanto esperto di tecnologia quanto ci si aspetterebbe, invece che inviargli un link privato o fuori-lista, lo mette in rete, a disposizione di tutti. Inaspettatamente, i bisticci di coppia e gli impacciati tentativi di Giovanni di cucinare diventano virali. ‘Rita & Giovanni’ divengono così delle pseudo-celebrità di Internet, con tanto di temporanei vantaggi e inevitabili rischi.


I protagonisti del film – Giovanni Storti (membro del trio ‘Aldo, Giovanni e Giacomo’, qui nel suo primissimo ruolo drammatico), Alessandra Faiella e Davide Calgaro – sono tutti attori di formazione e impronta comica. Tuttavia, c’è ben poco di comico in questo film. È assai drammatico. L’umorismo c’è, ma è molto sottile. Perlopiù, deriva dalle classiche difficoltà che affronta ogni persona di una certa età dinanzi alla moderna tecnologia, anche se, come già accennato, il figlio giovane non è tanto più bravo.


I registi Andrea Brusa e Marco Scotuzzi affrontano il loro debutto sul grande schermo con gran classe. Contrappongono le scene intime dei protagonisti – sempre mosse, come fossero riprese dagli stessi telefonini che tengono in mano per videochiamarsi – alle lunghe, statiche e MACCHINOSE inquadrature della fonderia in Polonia in cui Giovanni si ritrova. Accostano le montagne di macerie, tanto alte da bloccare il sole in un luogo già di per sé freddo, al buco nero incandescente dentro cui tutto viene fuso, e su cui Giovanni finisce inevitabilmente per ustionarsi, per poi tornare nella sua casetta, presumo senza riscaldamento, data la continua sfiga dei protagonisti. Tutti questi abbinamenti sensoriali fra l’intimo e il distaccato, il gelido ed il rovente, creano un’esperienza drammatica, malinconica, eppure RILASSANTE.


La produzione gioca molto bene, narrativamente e stilisticamente, con i limitati mezzi che ha. Si vede la fonderia, si sente Giovanni che parla di quanto sia estenuante lavorarci, ma non lo si vede mai lavorare. Le “voci sole”, cui il titolo fa riferimento, si sentono, ma non si vedono, come non si vede la youtuber rivale, trentenne, che cucina in bikini, della quale ‘Rita’ parla tanto (e con tanta invidia).


L’accostamento di immagini e suoni è melodico. La cadenza è lenta, ma ritmata e perfettamente equilibrata. Il principale motivo di questo equilibrio sta nel fatto che il film sa quando fermarsi. La durata della pellicola è di un’ora e venti minuti (un’ora e quindici, escludendo i titoli di coda). Non spinge troppo da alienare gli spettatori meno pazienti, né troppo poco da renderla un’esperienza fulminante. Come un buon piatto italiano, è semplicemente dosato al punto giusto.


Il messaggio di fondo del film potrà essere OVVIO, ma è raccontato molto bene. Non si impara niente di nuovo sui moderni rischi di Internet. Però il malinconico, rilassante abbraccio sensoriale che avvolge lo spettatore vale ogni minuto della pellicola.


A proposito di sapere quando fermarsi… Il film già è breve e, se scrivo una sola riga in più, rischio di raccontarvelo tutto.


Buona visione.



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